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Saggista e storico della letteratura. (San Ginesio, 11 gennaio 1911 – Macerata, 11 aprile 1998)
Di formazione culturale irregolare, sostanzialmente autodidatta, interrotti gli studi nel 1922, li riprese un decennio più tardi, divenendo nel 1942 titolare di lettere italiane, latine e storia negli Istituti Magistrali. Sindaco di San Ginesio dal giugno 1956 al novembre 1960, dedicò alla scuola e alla ricerca letteraria e storica, l'intera sua esistenza, approdando alla presidenza del Liceo-Ginnasio "G. Leopardi" di Macerata ed all'insegnamento di Storia delle tradizioni popolari e di Storia della critica letteraria nella Facoltà di Lettere e Filosofia della locale Università.
Appassionato e solerte studioso del Medioevo, fu anche attento ed autorevole critico di Foscolo, Parini, Monti, dell'età romantica, di storia e letteratura locale. Un grande ventaglio di interessi culturali coltivati con estrema passione, con rigore metodologico e con sempre rinnovato entusiasmo.
Tra i tanti suoi contributi agli studi storici e letterari, un volume, in particolare riassume emblematicamente quelle che sono state la vivacità e l'estensione degli interessi culturali dell'autore: Letteratura e Storia, (Napoli, G. Greco 1992). Il libro, le gremite e serrate seicento pagine (vi si comprendono contributi assai lontani negli anni), malgrado un'apparente eterogeneità di contenuti (si va dal Ritmo laurenziano al Medioevo di Umberto Eco), risultano di grande respiro; per altro tutti gli scritti di Allevi godono di uno spessore culturale e scientifico difficilmente discutibile se della sua critica letteraria o storica s'è compreso il metodo, s'è scoperta la cifra teorica che lo muove, s'è valutata attentamente a prassi operativa del lavoro che non trascura alcun aspetto, anche marginale, della ricerca. E quel metodo, in breve, è riconducibile alla esigenza documentaria che sostiene e solidifica la critica delle idee le quali permettono un giudizio di valore senza coperture di comodo, senza cedimenti e mimetizzazioni.
Storica o letteraria, questa critica che viene da lontano, dalla critica delle idee dei romantici, dalla erudizione dei positivisti, dalla mai dimenticata lezione crociana, è critica del coinvolgere, se si vuole, del compromettere, certo dell'impegno totale del critico che rivendica libertà ed autonomia d'intelletto e di coscienza, merce ormai rara nell'odierno panorama culturale. Ne consegue un'argomentazione larga, priva delle angustie degli specialisti contemporanei, arricchita e confortata da una disinvoltura culturale che legge e interpreta documenti e fatti e cose apparentemente distanti, disparati; argomentazione sostenuta dall'idea-guida, corroborata dal massiccio intervento di riferimenti bibliografici minuziosi, preziosi, talvolta invadenti e preponderanti; il frutto di tantissime letture: gli storici ed i teorici della storia, i letterati e i teorici della letteratura, gli artisti e i teorici dell'arte, i piccoli e grandi, i minimi e i grandissimi dell'erudizione e della critica. Nessuna pagina, nei tanti scritti di Febo Allevi, fa eccezione a tale impianto metodologico che sigilla la valenza scientifica della ricerca.
Alla letteratura, e a taluni suoi poeti in particolare, Allevi dedicò studi seri ed appassionati.
Già nel 1948 un lavoro monografico, Ugo Foscolo (C.F.L.I.), rivelava una particolare predilezione per autori ed opere d'area romantica; nel 1955, per la Nuova Italia, pubblica Vincenzo Monti, un libro nel quale avanza una lettura certamente innovativa del poeta di Alfonsine, ufficialmente lontano dall'incendio romantico, "ma non insensibile ai sussulti dell'anima europea". E proprio il Monti delle Lezioni pavesi, aprirà cinque anni più tardi, il fortunato volume Testi di poetica romantica (Marzorati).
Nel 1965, nel clima delle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante, Allevi dà alle stampe un volume complesso e densamente articolato, Con Dante, la Sibilla ed altri; dagli antichi al volgare (Edizioni Scientifico Letterarie): ampio vastissimo panorama di temi e di problemi inaspettati: culti, leggende, miti italici pre-romani, l'avvento del volgare, le Carte fiastrensi, la tradizione cavalleresca, gli Actus, la Canzone di Castra, la Commedia e la Marca d'Ancona ed altro.
Nel 1970 Allevi pubblica il ricchissimo volume Fortuna ed eredità del Parini (Le Monnier) vera e propria riscoperta del poeta di Bosisio.
Concluderà la sua vita di studioso dedicando a San Ginesio l'ultimo libro, Liberty e belle Époque da un angolo visuale di provincia (1997). Un libro prezioso, squisito, ultimo omaggio al suo paese natale, narrato entro il grande ordito della civiltà europea al tramonto. Un paese, si badi, con la storia di un'epoca, non con la sua cronaca; una storia dove anche l'annotazione marginale o curiosa rivela nella penna dell'autore lo scarto tra chi racconta i fatti e chi invece, nella narrazione dei fatti, rivela e riafferma valori.
Di là dallo studioso, resta l'uomo discreto, riservato e schivo. Febo Allevi appartiene a quella schiera di eminenti marchigiani i quali, con lo studio, l'intelligenza, la fecondità del proprio lavoro, la fedeltà ai valori inalienabili della tradizione, in ogni epoca hanno onorato e resa illustre la regione picena.
Sandro Baldoncini
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