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Patriota, Poeta dialettale (Caldarola, 1830 – Roma 1900)

Nacque a Caldarola da genitori ginesini. Si laureò in Giurisprudenza presso l'Università di Camerino ed esercitò la professione di notaio. Pronipote di Gian Filippo Leopardi, il notaio e segretario della Municipalità ginesina condannato per il moto carbonaro del 1817, fu patriota e spirito democratico.

Già nel 1850, ancora ventenne, a seguito dell'esperienza ai margini della Costituente Romana del 1849, viene descritto in un documento ufficiale come "pregiudicato in linea politica", "caldo aderente di quel disordine". Avendo partecipato alla Giunta rivoluzionaria di Governo e alla Commissione Provvisoria Municipale di San Ginesio, subito dopo la battaglia di Castelfidardo del settembre-ottobre 1860, il 15 ottobre, con decreto del commissario Valerio, venne nominato Luogotenente della Guardia Nazionale e Membro della Commissione successiva, fino all'insediamento del primo Consiglio Comunale, eletto il 1 gennaio 1861.

Fu per 32 anni Segretario comunale a San Ginesio, «ninfa Egeria di tutti i sindaci che si succedettero al potere dal 1860 al 1893». In quei trent'anni fu l'attivo promotore del nuovo assetto urbanistico e di tutte quelle sapienti innovazioni che, «da natìo borgo selvaggio condussero San Ginesio ad essere una cittadina moderna, pulita, laboriosa e relativamente ricca.». Fu l'animatore di Società che contribuirono a dare impulso alla vita sociale e culturale di San Ginesio: la Congregazione di Carità, la Società di Mutuo Soccorso, la Società di lettura e di ricreazione, la Società Filarmonica e, infine, la Società Filodrammatica, che portava il suo nome, e con la quale promoveva serate al Teatro.

« Nessun evento della vita nazionale passava inosservato nel Consiglio Comunale di San Ginesio: lo zelante Segretario comunale li illustrava e li esaltava con la sua mente giuridica e letteraria, in modo che la cittadinanza partecipasse agli eventi nazionali e venisse educata ai nobili sentimenti della Patria.» I buoni rapporti che intratteneva con i giornali provinciali del suo tempo, come arguto pubblicista, contribuivano ad accreditare ed amplificare l'immagine di San Ginesio come dinamica cittadina di aristocratica tradizione. Grande eco sulla stampa locale e nazionale ebbe il pellegrinaggio di notabili ed autorità accademiche alla casa di Alberico Gentili, nella festa organizzata il 6 giugno 1875. Si mobilitò dall'Inghilterra persino Sir Thomas E. Holland, l'internazionalista assertore della grandezza e della genialità del grande giurista marchigiano, padre fondatore del diritto internazionale moderno. Si mobilitarono i tre Rettori delle Università di Perugia, Macerata e Camerino. Nel novembre dello stesso anno fu costituito in Campidoglio a Roma, un Comitato internazionale di onoranze per l'erezione del monumento al Gentili. Il Comitato aveva come Presidente onorario il Principe ereditario Umberto di Savoia e come Presidente effettivo l'onorevole professore Pasquale Stanislao Mancini, ispiratore della dottrina giuridico-politica del Risorgimento italiano, allora ministro di Giustizia e presidente dell'Istituto di diritto internazionale con sede a Ginevra.

A tenere saldamente in mano l'organizzazione di tutte queste iniziative era sempre l'infaticabile Alfonso Leopardi.

La sera del 18 agosto 1877 fu inaugurato il Teatro comunale "Giacomo Leopardi" di San Ginesio. Per l'occasione il maestro Vincenzo Bruti progettò un'opera per banda, operazione davvero originale. Il Leopardi scrisse il libretto, ispirandosi alle usanze ginesine e ambientando l'azione nella villa Lambertuccia. Nacque così l'Addina, ovvero Le nozze in Pasquella, idillio comico musicato a banda. L'opera, per la sua singolarità, ebbe molto successo e fu rappresentata anche in altri teatri delle cittadine limitrofe, come il Teatro dell'Aquila di Fermo, del cui allestimento è stata pubblicata recentemente la locandina. I Ginesini ricordarono così gli autori:

Agli Autori Alfonso Leopardi e Vincenzo Bruti
genio e amore di patria ispirarono e l'opera vostra addita
un nuovo fatto nella storia di un paese che poté
compiere tutto da solo.
I cittadini grati a tanto pensiero corrispondono con
pari affetto paesano.



Nella seconda edizione postuma del Sub tegmine fagi, Montegiorgio 1902, l'operetta, accompagnata da una interessante esposizione circa le ragioni della rappresentazione, appare preceduta da questa dedica:

Questo capriccio
nell'apertura del nuovo teatro ginesino
sopra una locale costumanza campestre
intrecciato
per la cittadina banda
vestito di note musicali
al patrio pubblico
con affetto paesano
div align="center">gli Autori



Dalla collaborazione con il periodico Il Vessillo, nacque la commedia in due atti Nosipsi (noi stessi), che metteva allegramente in piazza gli stessi collaboratori del Vessillo e che attirò a San Ginesio larga schiera di pubblico e di notabili marchigiani.
Altra commedia in tre atti, Il Re di Babilonia.

Successo esilarante, rappresentato in vari teatri di provincia, lo scherzo comico in atto unico Per strada si aggiusta la soma, ambientato in San Ginesio, nell'albergo di Rovello.

La produzione teatrale del Leopardi finisce con I Promessi Sposi, lavoro classico in sei atti, rimasto incompiuto per la morte dell'Autore.

L'aspetto simpatico e imponente, la disinvoltura di attore consumato e la preparazione culturale, facevano del Leopardi un grande oratore. Famoso il discorso pronunciato nella Chiesa Collegiata di San Ginesio, l'8 febbraio 1878, nell'occasione del trigesimo della scomparsa di Re Vittorio Emanuele II, discorso stampato dal Comune a proprie spese.

Si trasferì a Roma nel 1892 e vi esercitò la professione di notaio, fino alla morte che lo colse il 14 settembre 1900. Il 28 ottobre 1900, nel Circolo Rienzi di Roma, l'avvocato Giuseppe Leti pronunciò un discorso in elogio di Alfonso Leopardi, che fu poi riportato, in brani, nella prefazione alla seconda edizione delle rime in dialetto marchigiano Sub Tegmine Fagi (Montegiorgio 1902).

Le rime in dialetto marchigiano sono ancora ritenute tra le migliori produzioni in vernacolo del maceratese. In occasione del primo centenario della morte di Alfonso Leopardi, la Biblioteca Comunale e l'Amministrazione Comunale di San Ginesio hanno pubblicato e presentato al pubblico l'edizione critica del Sub Tegmine Fagi - (Sotto un tegame di fagioli) - Rime in dialetto marchigiano dal 1887-1891 curata da Sandro Baldoncini.

Fonti:

Ferbo Allevi, Liberty e Belle Epoque da un angolo visuale di provincia, in Convegno Centro Studi Storici Maceratesi -31- , Macerata 1997

Alfonso Leopardi, Sub Tegmine Fagi - (Sotto un tegame di fagioli) - Rime in dialetto marchigiano dal 1887-1891 curata da Sandro Baldoncini, Fermo 1999
 
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