SAN GINESIO
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Pittore. (San Ginesio, metà XV – inizio XVI secolo)

Il pittore Stefano Folchetti nasce probabilmente a metà XV sec. da una modesta famiglia originaria del vicino castello di Morico. In un periodo in cui San Ginesio era segnato dalla peste e dalle lotte con i comuni vicini, il pittore crea gran parte delle sue opere, rispondendo alla modesta committenza di chi nel paese di origine voleva ringraziare la Madonna per averlo salvato da qualche pericolo, o per chiedere maggiore protezione dai malanni dell'epoca (come mostra la frequente presenza dei santi Rocco e Sebastiano, protettori dalla peste). Probabilmente non si allontanò mai molto dal paese di origine: lavorò nel periodo giovanile all'Abbazia di S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, dove affrescò nel presbiterio una colossale Crocifissione (1473), nella chiesa di Maestà di Urbisaglia, dove dipinse una Pietà e una Crocifissione, che costituiscono uno dei primi ex-voto che ne ricoprono tutte le pareti. Alcuni anni dopo lo troviamo attivo nel dipingere una dolcissima Madonna del latte nella chiesa di san Sebastiano, contigua alla chiesa di san Francesco di Amandola (1492) mentre anni dopo viene chiamato a Treia (Madonna del Soccorso, all'Accademia Georgica, una delle opere più belle) e ad Urbisaglia per dipingere un trittico con Sposalizio mistico di santa Caterina e santi, ricco di decorazioni in oro di tipo crivellesco. Il resto della produzione conosciuta del pittore è stata eseguita per il paese che gli diede i natali: in particolare possiamo ammirare nella locale pinacoteca due tavole arricchite da decorazioni in oro e da veri e propri gioielli infissi nei manti dei sacri personaggi (Madonna con Bambino tra i santi Benedetto, Rocco, Domenico e Sebastiano, 1492 e Madonna con Bambino tra san Francesco e il beato Liberato da Loro, eseguito nel 1498 per il convento dedicato all'eremita di Loro Piceno). Furono soprattutto queste opere che gli fecero meritare l'appellativo di “crivellesco”, con cui la critica è stata solita indicarlo, ed effettivamente il pittore dovette essere realmente affascinato dalla lucentezza e dalla raffinatezza delle opere dei due fratelli veneti. Tuttavia Folchetti è un artista eclettico e curioso, continuamente stimolato da ciò che vede: ciò è dimostrato dall'ammirazione che ha nei confronti della dolcezza di un pittore come Lorenzo d'Alessandro nonché nei confronti dei pittori camerinesi mentre nell'ultima opera resta chiaramente affascinato dallo stile degli umbri. Sono ancora conservate nei luoghi per cui furono create, delle edicole affrescate con Madonna, Bambino e santi: nella Collegiata, nella chiesa sconsacrata di san Michele (ad eccezione del fondo, che è stato staccato e si conserva ora nella sala del Tesoro della Collegiata) e nella chiesa rurale di santa Croce, opere in cui emerge la spontaneità dei sentimenti e la vivacità del colore di questo pittore. Le uniche due tele che furono dipinte dal Folchetti sono conservate nella chiesa di san Gregorio (Madonna con Bambino e committente, 1506) e nella pinacoteca di Sarnano (Crocifissione): quest'opera proveniva da una chiesa ginesina e costituisce l'ultima opera del pittore, realizzata nel 1513 pochi mesi prima di morire.

Laura Cicola
 
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