SAN GINESIO
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Settembre 2010
IL PALIO
BATTAGLIA TRA GINESINI E FERMANI
RICONOSCIMENTO LA FORNARINA
RITORNO DEGLI ESULI
GRUPPO DEI TAMBURINI
GRUPPO DI DANZA "REGINESCOR"
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I tamburi del palio di San Ginesio
La storia dei Terraemotus

Sin dai tempi lontani, annunciare a colpi di tamburo il corteo storico di San Ginesio era considerato titolo di vanto. I piccoli guardavano con invidia e insieme ammirazione i compagni più grandi alle prese con mantra ipnotici che ancora oggi scandiscono il ricordo di un'epoca, delle proprie origini, degli affetti più cari, e che soprattutto attiravano su di sé le attenzioni delle donzelle. Fu in un'estate del 1996 che per una congiuntura forse unica nelle costellazioni dell'universo, un manipolo di giovani poco più che imberbi decisero che sì, il ritmo solenne che ovunque annunciava il Palio di San Ginesio era una parte importante della Storia del paese, ma… come dire, che due palle! Andava cambiato.
Eccoli gli eroi: Kutì, Paolo, Drugo, Nesta, Il Profeta, Flavio, Montanà, Poce, Mina, Lele, Mario, cui si aggiungono le incursioni sporadiche ma epaticamente irreparabili del “Presidente”. Riuniti nel vecchio edificio della pretura durante gli afosi pomeriggi di luglio, li si poteva udire chilometri lontano a provare e riprovare, tra un bicchier di vino e un lazzo, ispirandosi ai limiti del plagio (e anche oltre) ai ritmi dei Dream Theater e dei Tambour du Bronx. Mai furono così dediti e appassionati: la rabbia e il rancore erano già iscritte nel genio della stirpe, i ritmi tribali che ne uscivano non facevano altro che dare loro voce.

Dopo estenuante esercizio e indicibili emissioni di sudore, il 15 agosto 1996 giunse l'ora delle decisioni irrevocabili: il palio di San Ginesio. Si narra che il rito preparatorio - inaccessibile ai profani - fu intenso e toccante: alla stregua degli antichi guerrieri maori, I giovani dipinsero il proprio viso con neri ghirigori, simboli oscuri di origini primitive. Quindi, all'alba, o forse alle undici, si incamminarono verso la più antica cantina del paese e bevvero vino da otri sulfuree. Riunitisi infine alla testa del corteo, lo guidarono con colpi sommessi fino alla piazza gremita, e di lì a poco esplosero in un grido di battaglia che fece ammutolire la folla. Fu trionfo sublime: un attimo dopo e la piazza accoglieva esultante e colma di ammirazione l'arrivo dei suoi beniamini dagli occhi di bragia che percuotevano con violenza inaudita la pelle del loro strumento come schiena di un nemico invisibile e assetato, recondito nei loro animi, mai sconfitto.

Il resto è leggenda.
Le voci si sparsero e il loro grido cominciò presto a risuonare nel maceratese, nell'ascolano, sin nelle valli del Lazio e dell'Umbria. E poi ancora dalle rive del Conero ai monti Sibillini, dal fiume Chienti all'Esino. Di tanto in tanto, all'urlo feroce che infuocava le loro canzoni si aggiungeva un cortese Ammah, che salutava l'incrociarsi di sguardi con una procace pulzella nativa, momento di interminato sollievo e sovrumana emozione che alleggeriva, pure di un attimo, l'imperativo categorico dell'assalto e del rumore.

Dopo ogni impresa, i nostri eroi erano soliti abbandonare le membra ai piaceri del vino e della carne di maiale, e fu in uno di quei momenti che un curioso chiese loro chi mai fossero degli uomini di cotanto impeto. Gli eroi si guardarono negli occhi quasi sprezzanti e dubbiosi. Uno di loro disse, alzando il calice: “E' la terra con i suoi doni che fa muovere senza tregua le nostre braccia. Terraemotus: questo è il nostro nome”. E sorrise beffardo.

Claudio Coletta


GRUPPO DEI TAMBURINI Terraemotus

1) Alidori Marco
2) Anitori Giacomo
3) Baleani Diego
4) Carducci Gabriele
5) Ciarlantini Giacomo
6) Compagnucci Paolo
7) Gasparrini Andrea
8) Lucarelli Marco
9) Meo Riccardo
10) Minnozzi Fabrizio
11) Nardi Michele
12) Salvucci Salice Andrea
13) Vitturini Elia

GRUPPO DELLE Chiarine

1) Canzonetta Andrea
2) Guglielmi Roberto
3) Salvucci Salice Alessio
4) Marchetti Vincenzo
5) Buresta Devid
6) Tuberi Davide
7) Sartori Gianluca
 
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