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ieri
Il Ritorno degli Esuli
«Fra l'anno 1450 e 1460 San Ginesio era travagliata dalle fazioni, perché una parte voleva ancor tornare sotto la Monarchia de' Varani. L'altra di senno più serio accostavasi di buona voglia a menare vita libera sotto la Chiesa. I secondi prevalsero col favore del Governatore della Marca, sotto cui la Provincia tutta vivea, sendo cacciati i ministri dello Sforza.
Per questa sedizione ebbero l'esilio intorno a 300; ed i loro beni si diedero al Fisco, lasciando dunque il nativo terreno, guidati dalla Fortuna arrivarono a Siena dove accomandatisi alla Guardia della Città per più mesi l'ebber fedelmente servita con modestia tale, che si tirorno l'attenzione di quei Cittadini.
Or un giorno domandati da essi senesi de' più Vecchi, se da qual luogo traessero l'origine e perché sì gran tempo fussero dimorati in quel Presidio, risposero che tutti erano Genesini per le parzialità banditi della Patria senza speranza di farvi più ritorno.
Ed in contar ciò mostravano sì grande afflizione, che non mancò chi li consolasse, e chi li esibisse la sua opra a Loro pro'; onde ebbero tal compassione alle loro miserie che nel Publico fecero eleggere ambasciatori per mandarli a Sanginesio, per trattar la pace, e comporre le cose loro, quali col consenso delli sudetti Banditi che lacrimavano per allegrezza si portorono alla nostra terra e tanto poterono, ed oprorono con la loro autorità e con la facondia del dire che il negozio fu rimesso totalmente nel loro arbitrio senza veruna discrepanza.
E con sì gioconda novella ritornorono a Siena da' Banditi, i quali tutti insieme ebri per la smisurata gioia con gli istessi Ambasciatori fecero partenza verso la Patria, portando seco una croce di legno coll'Immagine del Crocefisso, la quale ancor oggi si riverisce con grandissima divozione nella Pieve.
E sopra di questa giunti al bramato suolo paterno fatta la pace tutti giurorono perpetuamente conservarla, sendo celebrate le Cerimonie Cristiane con sommo ed ugual giubilo nella Chiesa principale, ed allà li Ambasciatori diedero al nostro Comune molte leggi, e Statuti della lor Città appartenenti allo Stato pontificio, ed al ben vivere».
Dalla traduzione di Francesco Ciampaglia (1581 c.) del manoscritto Historiae Genesinae di Marinangelo Severini (seconda metà XVI sec.) nelle annotazioni al Ciampaglia di Telesforo Benigni, cc. 374, 378, manoscritto sec. XVIII, presso Biblioteca Comunale.
oggi
La rievocazione del Ritorno degli Esuli si svolge ogni tre anni in una delle due settimane centrali del mese di giugno
Questa è la più antica rievocazione di San Ginesio. La rappresentazione storica si svolge dal lontano 1963 e si associa alle celebrazioni religiose triennali del Crocifisso di cui si ha notizia dal 1730.
Nel 1730, infatti, San Ginesio fu scossa da un fortissimo terremoto che sorprese la popolazione nella chiesa dei Chierici (S. Maria in Vepretis) mentre era in venerazione dell'antico Crocifisso senese, portato in processione presso quella chiesa.
Contrariamente a quello che successe in tutta la Marca, a San Ginesio non ci furono danni. Se ne attribuì il merito al Crocifisso miracoloso e si decise che ogni tre anni, nell'arco di una settimana, dovesse visitare tutte le chiese maggiori di San Ginesio.
Il Crocifisso era stato portato dagli Esuli che rientravano da Siena dopo aver ottenuto il perdono dei Ginesini. Accompagnati da ambasciatori senesi, essi fecero il loro ingresso da Porta Picena e vennero accolti a braccia aperte dagli antichi avversari. Gli Esuli portavano con loro anche gli Statuti senesi, sui quali i Ginesini promisero di esemplare il loro nuovo Statuto.
Tutto ciò accadeva tra il 1450 e il 1460. La rievocazione storica ripete tutte queste vicende, mescolando suggestivamente il lato sacro al lato profano.
Fonti:
Biblioteca Comunale di San Ginesio
Associazione culturale Tradizioni Storiche Ginesine
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