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Settembre 2010
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Festa di San Ginesio

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Negli atti antichi si parla sempre della festa di S. Ginesio romano, sotto la cui custodia il nuovo castello era stato posto.

Nell'anno 1171 la festa del protettore S. Ginesio mimo romano, si celebrava dal popolo sanginesino, infatti in tale anno i canonici della Collegiata Giberto, Attone, Burgarello, Guidone, e Morico Picarelli ricevono una obbligazione da Pietro Barongello di un canone da rispondersi il giorno della festa di S. Ginesio.

Nell'anno 1221 il pievano Guidone riceveva un canone d'incenso per la festa di S. Ginesio da pagarsi ogni anno da Companione di Attone.

La festa si celebrava sontuosamente a spese della Municipalità sanginesina, secondo un rituale stabilito dall'uso e un protocollo confermato dallo Statuto del 1582.

Il 25 agosto era un giorno solenne per il popolo e per le istituzioni laiche ed ecclesiastiche. Si vestivano di abiti magistrali il Podestà, i Priori con tutti famigli; intervenivano in forma solenne i Massari dei castelli Ripe e Morico; le vicine comunità mandavano i trombettieri. Tutti, unitamente al capitano della fiera, intervenivano ai vespri solenni, e il giorno seguente alla messa solenne, offrendo il pallio ed un cero alla chiesa collegiata. Ogni persona di qualunque ceto e condizione indossava i vestiti migliori; e lo stesso Municipio, dopo la messa solenne, imbandiva un lauto banchetto, in cui sedevano il Capitano della fiera, i Difensori e i Trombettieri forestieri incaricati dai rispettivi Municipii per onorare la festa.

La festa di S. Ginesio era preceduta da quattro giorni di fiera e seguita da altri quattro per concessione e munificenza del Card. Andrea di Perugia con bolla 15 ottobre 1386.
Il Consiglio generale eleggeva il Capitano della fiera 15 giorni prima della festa. A tale carica veniva designato sempre uno dei primari cittadini sanginesini, entro il numero degli eleggibili del Consiglio Generale.

Il Capitano doveva risiedere nel palazzo defensorale. Egli nel giorno della festa e negli otto giorni della fiera aveva il supremo comando; a lui spettava la decisione di qualunque vertenza in genere di mercatura. Era sempre accompagnato da trenta soldati, doveva sempre stare nel palazzo dei Priori senza mai tornare a casa sua. Poteva fare leggi, promulgare manifesti, dettare ordini.

Il Capitano sceglieva un suo vicario, il quale doveva sempre andare a cavallo per la fiera accompagnato e scortato dall'armata di Ripe e di Morico; e questi doveva sedare le discordie, le risse, tutelare i contratti. All'entrare in officio il Capitano della fiera dovea innanzi ai Priori e al Cancelliere giurare e promettere, tenendo la mano sopra i Vangeli, di osservare le leggi dello Statuto, di governare in pace i Sanginesini, di pronunziare le cause secondo il merito e la coscienza, di usare in un compito così delicato qualunque riguardo nei confronti di chiunque.

I Priori o i Difensori dovevano anche adunare il Consiglio generale per provvedere alla festa del Martire S. Ginesio, e dovevano provvedere che i collegi degli Avvocati, dei Notari, Procuratori, Negozianti e tutti coloro che esercitavano un'arte a Sanginesio offrissero un dono con la insegna del Collegio cui appartenevano, in onore del Protettore alla chiesa Collegiata. In caso di non osservanza si dovevano applicare le pene sancite dallo Statuto.

La festa di San Ginesio era prevista e regolata dagli Statuti municipali. La studiosa Anna Maria Corbo, nella monografia San Ginesio e la tradizione musicale maceratese tra la fine del ‘300 e l'inizio del ‘500: giullari, suonatori e strumenti musicali (San Ginesio 1992), analizzando «documenti trascritti dai registri di Introitus et exitus del Camerarius della Comunità e…conservati nell'Archivio Storico del Comune di San Ginesio» offre una selezione di annotazioni di «expense facte in festo Sancti Genesij» dal 1369 al 1511 «per meglio seguire i mutamenti sia in relazione agli strumenti che alla provenienza dei suonatori». Il primo documento di spesa dice: 1369 luglio-agosto <«Item dedit et solvit (dictus camerarius) tubatoribus, ciaramellis, tamborinis et alijs sonatoribus qui venerunt ad festum Sancti Genesij,…secundum formam Statutorum dicte terre…».

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Il Palio di San Ginesio viene disputato e assegnato dal 1970. All'inizio i due Tornei di destrezza si svolgevano insieme a Ferragosto. Successivamente la manifestazione è stata suddivisa negli otto giorni in cui, tradizionalmente, si dipanava la Festa di San Ginesio:

il primo, il Palio della Pacca ha luogo il 13 agosto, in notturna

il secondo, la Giostra dell'Anello ha luogo nella giornata del 15 agosto

Entrambe le competizioni sono effettuate da cavalieri. I cavalli vengono sorteggiati tra le Contrade e benedetti prima delle gare. Una volta sorteggiati, i cavalieri ricevono il colore della Porta che andranno a rappresentare e durante le gare tengono in evidenza il loro colore.

Palio della Pacca
Si svolge presso il vecchio campo sportivo di Porta Picena. Quattro cavalieri, ciascuno in rappresentanza delle quattro Contrade di San Ginesio, Alvaneto, Ascarana, Offune e Picena, si contendono la PACCA (cioè la porchetta) in un torneo che consiste nel centrare lo scudo del SARACENO (cioè la sagoma di un cavaliere) nel corso di assalti portati a grande velocità e seguendo un percorso tortuoso.
La pacca, cioè la porchetta, è il trofeo della Contrada vincente e viene consumata nel corso dei festeggiamenti dei contradaioli.

Il Palio del 15 agosto : Giostra dell'Anello
Quella della festa del 15 agosto è una celebrazione complessa che inizia al mattino e finisce alla sera. Vi partecipano 200 figuranti in costumi tardo-medioevali, ricostruiti fedelmente nei tessuti, nella tintura e nella foggia.

Il Corteo della Municipalità parte al mattino dal Palazzo comunale. E' aperto dalle chiarine e dai tamburi. Seguono nell'ordine Portagonfalone e Gonfaloniere, i quattro Priori delle Contrade, il Notaio dei Crimini, l'Avvocato, il Dottore e il Procuratore della Municipalità. Vengono appresso il Capitano della Fiera, il Podestà, il Cancelliere, il Notaio del Monte di Pietà, il Chirurgo, il Maestro di Scuola, il Dativario, il Massaro. Chiudono il corteo i quattro comandanti, l'uomo del Banco dei Pegni, il Pesatore, i quattro custodi delle Porte, il Baiulo, il Bombardiere e gli Armigeri.

Il Corteo si snoda lungo la piazza e si reca in Collegiata per assistere alla Santa Messa. Il sacerdote officiante benedice il palio. Il palio originariamente era un taglio di stoffa. Al giorno d'oggi è uno stendardo, solitamente dipinto da un artista ginesino. Esso sarà assegnato alla Contrada che vincerà la Giostra dell'Anello, la quale si svolge nel pomeriggio al vecchio campo sportivo accanto a Porta Picena.

La giostra dell'anello è una prova di grande abilità. I cavalieri delle quattro Contrade gareggiano cercando di centrare prima e asportare poi con una lancia una serie di tre anelli sospesi precariamente ad un palo. Contano il numero degli assalti e la velocità del cavaliere. Vince il più abile e il più veloce. La giostra è seguita da un pubblico che tifa per il proprio campione e cerca di deconcentrare i cavalieri avversari con urla e mezzi non sempre corretti. Il cavaliere che ha raccolto il maggior numero di anelli nel tempo minore e con il percorso più pulito è il vincitore del Palio.

Durante la competizione la Municipalità assiste dal campo, mentre le dame, le fanciulle e i figuranti partecipano al tifo dal loggiato superiore dell'Ospedale dei Pellegrini. I vari assalti sono scanditi dal rullio sempre più frenetico dei tamburi e dal suono acuto delle chiarine.

Il vincitore, alla testa del corteo storico e dei tifosi della sua Contrada, si avvia verso la piazza centrale dove gli verrà consegnato il Palio. Dopo un giro d'onore per raccogliere gli applausi, il corteo rientra nel Palazzo comunale e comincia la festa popolare.

Fonti:

per la parte storica:
Biblioteca Comunale di San Ginesio

per il Palio oggi:

Associazione culturale Tradizioni Storiche Ginesine
 
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