SAN GINESIO
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Settembre 2010
MAPPA DEL TERRITORIO
MORICO DI SAN GINESIO
CENNI STORICI
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“S. Genesi è nobile et illustre per origine e per grandezza antica e moderna. Per origine essendo stata fondata dai Signori dei castelli principali discendenti dai Goti con la demolizione di molti loro propri Castelli di Virgigno, Brugiano, Trensano, Pieca, S. Pietro, S. Michele, S. Costanzo, S. Lorenzo, Brunforte, Vaglia, Cerreto, Battifolle, Giuffone ed altri da essi già fatti nelle reliquie di antiche città da'medesimi distrutte” (Amato Benigni, Processo Petrelli, 1630).

Nell'immagine qui sopra si può vedere uno "skyline" di San Ginesio. Il particolare è tratto dall'affresco "la partenza di San Nicola da San Ginesio" che si trova nel chiostro di della Basilica di S. Nicola a Tolentino. Nelle Memorie d'Archivio del Convento si legge: «8 luglio 1690. Furono principiate le pitture nove del claustro dal valente pittore Giovanni Anastasi da Sinigaglia et Agostino Orsoni da Bologna: il primo fa le figure, il secondo architetture e prospettive». Gli stemmi sovrastanti le pitture alludono alla committenza. Il nostro affresco è sormontato da un bellissimo stemma ornato di San Ginesio. Oltre a ciò anche oggi lo skyline di San Ginesio visto da nord, cioè da Tolentino, assomiglia a quello del dipinto tardo-secentesco, con la prominenza rocciosa della zona della ex-porta dei Cupi, la torre di S. Agostino, crollata nel terremoto del 1799, la torre a cupolotto della Collegiata e, in primo piano, l'antico camminamento che scendeva da Alvaneto attraverso il giro esterno delle mura e all'altezza di Fiolce piegava per Tolentino, quello stesso camminamento di cui ora restano solo poche rovine, che i Ginesini chiamano da sempre "Mura di san Nicola".

Santa Maria in Alto Cielo – Celiano
Nel 1170 il Castello di Virgigno o Alvaneto, in località Santa Maria in Altocielo, viene venduto dai legittimi proprietari alla Comunità di San Ginesio. In cambio i venditori ricevono un compenso ed una casa dentro il Castello di San Ginesio, nel rione che verrà chiamato Alvaneto, dove trasferiscono tutti gli abitanti dell'originario castello che viene demolito. Ai nuovi arrivati è concesso di erigere a loro parrocchia la chiesa dedicata a san Giorgio martire. Nel 1226 i Signori Giberti vendono a San Ginesio un loro castello nella stessa località, nei pressi della chiesa che, proprio da questo castello prende il nome. La chiesa è antichissima e la sua dedicazione originaria era a san Lorenzo. Per questo motivo nello Statuto ginesino del 1582 è prevista la visita dei Difensori “ad villam cellarum”, in agosto nel giorno di san Lorenzo, con l'offerta di un cero.

I Castelli di Celiano e di Riparaineri che si trovavano ad ovest di San Ginesio appartenevano alla Curia di Camerino ed erano sottoposti alla giurisdizione di questa città. Ai tempi del passaggio dell'imperatore Federico II, San Ginesio li occupò con le armi, li ridusse a poca cosa e costrinse gli abitanti a venire ad abitare entro le sue mura. Questo fatto intimorì molti abitanti del vicino Castello di Camporotondo che chiesero e ottennero l'abitazione in San Ginesio.

Corrono i tempi del passaggio degli Svevi e San Ginesio stringe un patto d'alleanza con Matelica, Tolentino, Montemilone (Corridonia), Santangelo, Treia e Camerino contro San Severino che ha offerto ospitalità all'imperatore Federico II, il quale è appoggiato da Fidesmido da Mogliano e dai suoi nobili parenti di Falerone. Tale alleanza viene firmata a Montemilone il 5 marzo 1248. La fedeltà alla Chiesa e al Papa e lo stato di incertezza creatisi in questo periodo di torbidi consentirono a San Ginesio di condurre a termine, in relativa sicurezza, il secondo grande periodo di espansione territoriale ai danni dei castelli limitrofi, sia con azioni proditorie, sia tramite regolari compravendite.

Poggio San Costanzo
Poggio San Costanzo è un luogo particolarmente suggestivo arroccato su un'altura, ai confini del territorio di San Ginesio con Sarnano e Gualdo.

Il Poggio San Costanzo apparteneva alla famiglia Giberti, al ramo di Giberto da Falerone e Trasmondo da Mogliano. Il 5 marzo 1247 Fidesmido di Mogliano vende i suoi diritti sul castello a San Ginesio e si riserva quelli sulla chiesa. La chiesa in questione è la chiesa collegiata di San Costanzo.
Nel 1248, dovendosi nominare un nuovo canonico, sorge una lite per la designazione del nuovo candidato tra il Monastero di Piobbico, che vantava il patronato sulla chiesa e basava la nomina sulla consuetudine, e la Municipalità di San Ginesio che vantava la proprietà del castello. La vertenza venne chiusa in favore di San Ginesio che conservò il diritto a designare i canonici di S. Costanzo. Non si sa quando la Collegiata fu soppressa. Oggi è una semplice parrocchia, ma un tempo ebbe fino a 5 canonicati e lo Statuto ginesino del 1582 prescriveva che il giorno di san Barnaba il Magistrato si recasse a questa Collegiata con l'offerta di un cero.

Si sa dai documenti che il castello di Poggio S. Costanzo era stato già integralmente distrutto prima dell'anno 1386, infatti in quest'anno il Card. Andrea Bontempi concede facoltà al Comune di Sanginesio di potere riedificare il Poggio di S. Costanzo e di farvi una fortezza a piacimento dei sanginesini: « Concedimus vobis liberam et plenariam facultatem reponendi, aedificandi et constituendi per vos vel alium seu alios castrum Podii S. Costantii de supradicta Terra Sanctigenesii, ipsum fortificandi et corroborandi quibuscumque modis vobis videbitur ».

Cerreto - Pian di Pieca – Colle – Rocca – Morico
Il castello Giuffone, sito oltre la collina di Battifolle in prossimità del fiume Salino, era proprietà di Tommaso e Giovanni Bove e di Bove Rainaldo di Santangelo. Il 4 giugno 1249 la Comunità di San Ginesio acquisisce i primi due lotti della proprietà dei Signori Giberti di Santangelo e Bove di Giovanni. L'acquisto delle successive porzioni di proprietà si protrae e viene portata a compimento nei successivi anni 1252-53. I venditori danno al Comune la facoltà di distruggere e costringere i vassalli ad abitare entro la Terra di San Ginesio e promettono essi stessi di incastellarsi in San Ginesio. A loro e alla loro gente viene assegnata una contrada, la cui porta reca ancora il nome di Giuffone (Porta Offuna). Il contratto viene steso nella chiesa di S. Pietro (oggi S. Francesco) alla presenza di tutto il popolo.

Il castello di Cerreto sorgeva a sinistra del castello di Pieca in cima ad una collina che si eleva dalla Fiastrella e dal Salino, poco distante dal villaggio di Colle. Queste proprietà appartenevano ad alcuni Signori di Falerone. Dopo aver brigato parecchio con mezzi più o meno leciti, la Comunità di San Ginesio riesce a comprare dai legittimi proprietari sia il castello di Cerreto, sia il villaggio di Colle. L'acquisto si protrae tra il 1271 e il 1274, ma gli abitanti di quei luoghi si rifiutano di venire ad abitare a San Ginesio. Allora i Ginesini, profittando della loro assenza per una funzione religiosa, entrano nell'abitato e diroccano il castello e la chiesa di S. Gregorio. In tal modo quelli di Cerreto furono costretti ad abitare a San Ginesio. Il Consiglio assegnò loro la Valle Vetica, in contrada Brugiano, dove la Municipalità e l'abate del monastero di Piobbico fondarono la parrocchia di S. Gregorio Magno entro le mura, sotto il patronato dei monaci di Piobbico. La fabbrica iniziò il 4 giugno 1296, sotto il pontificato di Bonifacio VIII. La parrocchia di San Gregorio fu retta dai monaci di Piobbico fino a quando il pontefice Sisto V decretò l'incameramento del monastero in un altro Capitolo del Piceno.

Il Castello di Morico era proprietà dei Signori Paganelli. Tra il 1253 e il 1259 il Comune di San Ginesio inizia e conclude l'acquisto di questo castello che, il 7 ottobre 1259, viene ceduto insieme al monte sovrastante e alcune terre in Montalto, in cambio di denaro e di un anno di podesteria di San Ginesio per lo stesso Paganello. Tale acquisizione verrà sancita sotto il papato di Niccolò III, il 24 febbraio 1278, in occasione di un arbitrato tra la casa dei Signori di Brunforte e la Municipalità di San Ginesio. Nello Statuto era prevista la visita del Magistrato di San Ginesio alla chiesa di S. Giacomo nel giorno 25 di luglio.

Cenni storici sui rapporti con i Comuni limitrofi

Sarnano - Santangelo – Piobbico
I Signori di Brunforte erano i feudatari di quella valle che da una parte va verso Ascoli e dall'altra parte porta a Camerino. Il loro potere e i loro possedimenti erano minacciati dalla continua espansione della Municipalità di San Ginesio da un lato e dall'altro dalla crescente affermazione dell'autonomia del Castello di Sarnano, che era parte integrante dei loro possedimenti. Risale all'epoca di Manfredi e del Vicario di Re Manfredi, Percivalle Doria, la prima acquisizione di San Ginesio a discapito dei possedimenti dei Brunforte.

Nel 1260 il Castello di Colonnalta viene dato in dono a San Ginesio per la fedeltà alla Santa Sede mostrata ai tempi di Re Manfredi. E' solo un primo passo. La vendita del castello, di cui ora si scorge solo la rovina di un torrione e che allora vigilava il passaggio nella valle di Pieca, viene perfezionata il 3 settembre 1330.

Nel 1264 il Municipio di Sarnano delibera di mettersi sotto la protezione di San Ginesio. Il Consiglio pone la condizione che il castello di Sarnano dovesse ogni anno, nella festa del martire S. Ginesio, corrispondere un palio di 25 libre, a vantaggio della Collegiata di San Ginesio.

L'esempio di Sarnano viene seguito nel 1266 da quelli del Castello di Santangelo, i quali in cambio di protezione si obbligano a versare, nella festa di san Ginesio, 25 libre di denaro. Alcuni di loro vengono ad abitare a San Ginesio e promettono di vivere sotto le leggi dello Statuto ginesino.

Il 15 giugno 1285 la Villa di Piobbico, vicina alla Terra di Sarnano, chiede e ottiene protezione dalla Municipalità di San Ginesio, in cambio di 25 libre di denaro da versarsi ogni anno, alla festa del Santo martire, per la difesa di San Ginesio.

Ripe San Ginesio
Un capitolo a parte meritano le guerre per il possesso e il mantenimento del possesso del Castello di Ripe.

Al confine tra la Diocesi di Camerino e la Diocesi di Fermo, cioè tra i Castelli di Ripe, Loro e Santangelo, si trovavano i castelli di Appezzana, San Lorenzo, Villa Cese e Poggio d'Acera. Questi castelli appartenevano a nobili della famiglia dei Prontoguerra di Ripe. Il possesso di questi castelli era molto importante sia per i Ginesini che per i Fermani. San Ginesio ne venne in possesso tra il 1293 e il 1294 con uno stratagemma, cioè facendo acquistare da privati cittadini ginesini la proprietà di quei castelli. I Fermani reagirono con fermezza e lo stato di belligeranza andò avanti fino al 1301, quando il Rettore della Marca prese severi provvedimenti contro i due contendenti. San Ginesio esce bene e rafforzata nella sua fierezza da tale intervento arbitrale. Fermo però non intende soggiacere. Ricorre al Papa Bonifacio VIII e San Ginesio viene condannata. La causa e le rappresaglie vanno avanti con sorti alterne, distruzioni di beni e razzie, fino all'arbitrato del 31 gennaio 1306, stilato e confermato dai Legati pontifici. In questa parte finale della guerra con Fermo per il Castello di Ripe e i suoi possedimenti, compare quale podestà di San Ginesio Berardo di Gentile Varano.

Da ora in avanti gli scontri con Fermo saranno scorrerie, di ginesini o di fermani, contro l'una e l'altra città. Termineranno con una composizione pacifica, nel 1458, circa i confini dei castelli di Loro, Santangelo e Gualdo. Nel mezzo di queste alterne vicende si colloca l'episodio simbolo della storia municipale di San Ginesio, cioè l'assalto proditorio da parte dei Fermani, la notte del 30 novembre 1377, sventato dalla patriottica solerzia di una piccola fornaia , “la fornarina”, ed immortalato per volontà della municipalità nella bellissima pala de “la battaglia tra ginesini e fermani” o “quadro di S. Andrea”.

Con il Castello di Ripe la convivenza non è sempre pacifica, infatti i Ripani ora vogliono rappresentanti nel Consiglio ginesino, ora non corrispondono le "dative", cioè le tasse, dovute, ora si avvalgono dell'ambiguità della loro condizione di appartenenti alla Diocesi di Fermo e soggetti alle leggi e al podestà di San Ginesio. Molto spesso dietro alle proteste di Ripe si nascondono gli interessi dei Fermani che, ufficialmente tranquilli, continuano a fomentare di nascosto questioni di confine. Nell'ambito di questo tipo di controversie, vertenze, attriti e aggressioni la tensione maggiore si raggiunge nel 1499, quando l'esercito di Camerino, sotto la guida di Giulio Cesare Varano, scende in campo per sostenere Fermo nella guerra contro Ascoli e l'esercito di Ascoli si accampa sotto le mura di San Ginesio. In questa guerra sono coinvolti i soliti castelli di Loro, Santangelo e Gualdo, con le solite questioni di confine.

Tutto si acquieta a causa di una recrudescenza della peste, che mette a tacere i contendenti fino al 1504. Ma è solo una tregua prima dell'ultima tempesta, vale a dire prima della costosa e sanguinosa guerra tra San Ginesio e il Castello di Ripe. Una guerra che vede Ripe, appoggiata da Fermo, Santangelo e Gualdo, contro San Ginesio. La miccia si accende quando nel 1507 il papa Giulio II cambia l'antica moneta dello Stato pontificio e i Ginesini profittano del cambio di valuta per aumentare le collette di un soldo a testa. I Ripani non accettano l'aumento, cacciano il podestà ginesino e chiudono le porte del castello. San Ginesio manda due eminenti cittadini, Lorenzo Palmieri e Troilo Cerri, a perorare il caso davanti alla corte pontificia, presso la rappresentanza del Rettore della Marca, Giovanni Maria Varano. I Fermani si attestano con un esercito a Loro e San Ginesio cinge d'assedio Ripe. Tra scaramucce, fragore di armi e tentativi di accordo la situazione di belligeranza si protrae per dieci anni fino al 1517, quando Leone X, con bolla pontificia dell'11 ottobre 1517, chiude definitivamente il conflitto a vantaggio di San Ginesio che, però perse di fatto i diritti sul castello di S. Lorenzo e dell'Appezzana.

Questo arbitrato chiude la storia della ribellione del Castello di Ripe, anche se non tutti i malumori dovevano essere definitivamente sopiti, dal momento che nel 1576 Alberico Gentili, allora avvocato della Municipalità, viene inviato a trattare con Ripe.

Da allora e fino all'indipendenza amministrativa di Ripe S. Ginesio si sa che la fortezza o rocca nell'anno 1636 era rovinata al punto che il Municipio di Sanginesio ne decreta il restauro, che sovvenziona con 15 scudi, da prendersi dal bilancio straordinario dallo stesso Municipio, e ordina che i lavori debbano essere eseguiti con l'assistenza del Podestà del castello di Ripe e il permesso del Podestà sanginesino.

Pepe Ragoni

Fonti:

Amato Benigni, Processo Petrelli, 1630), relazione manoscritta, Biblioteca Comunale San Ginesio

Giuseppe Salvi, Memorie storiche di Sanginesio (Marche) in relazione con le terre circonvicine, Camerino 1889

per il chistro di S. Nicola:

Rossano Cicconi, Gli affreschi del Chiostro della Basilica di S. Nicola in Tolentino, in Quaderni di ricerca storica, Tolentino 1995

Centro Studi Agostino Trapé, Il Chiostro di S. Nicola a Tolentino: storia ed arte, Tolentino 2001
 
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