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Molto probabilmente in epoca romana su questo colle ricco di ogni vegetazione e di prepotenti acque risorgive esisteva un tempio dedicato alla dea Venere, la dea nativa dell'isola di Cipro, e per questo motivo detta Cupra.
La calata dei Goti distrusse le città romane della pianura, costringendo gli abitanti a fuggire e a rifugiarsi sulle alture.
Poi venne l'insediamento dei Longobardi .
-Il successivo passaggio dei Franchi di Carlo Magno contribuì al cambiamento della vita nel Piceno e, probabilmente, consegnò a San Ginesio il suo nome attuale. l'antico sacello romano, infatti,fu dedicato a san Ginesio, il martire romano, patrono degli attori, per essere stato lui stesso un mimo al tempo dell'imperatore Diocleziano, e per aver abbracciato il Cristianesimo, in diretta, alla presenza dell'imperatore, mentre era in scena a schernire i Cristiani.
Il castello di San Ginesio è nominato per la prima volta in due documenti della fine del secolo X.
Nel secolo XI i Signori delle valli che circondano San Ginesio, infastiditi dalle continue scorrerie alle quali erano esposti i loro averi e le loro residenze, decisero di incastellarsi in San Ginesio. Erano i Signori di Brugiano, Trenzano, Alvaneto cui se ne aggiunsero molti altri che cedevano le loro terre in cambio di case nel Castello di San Ginesio e di altri privilegi.
Il territorio del Castello si espandeva e le necessità aumentavano a tal punto da richiamare un numero cospicuo di artigiani esperti nella lavorazione della lana, dei panni e del cuoio e da consentire persino l'insediamento di una comunità ebraica.
San Ginesio divenne libero comune, ebbe un suo Statuto, e tra il Duecento e il Trecento fu uno dei più potenti e temuti Comuni della Marca di Ancona. Il suo vasto territorio ai confini della potente città di Fermo la coinvolse in numerosi scontri armati contro questa città.
La crisi delle autonomie cittadine, l'avvento delle Signorie portò inevitabilmente San Ginesio nell'ambito della Signoria dei Da Varano di Camerino. La fierezza comunale del luogo non accettò sempre pacificamente questa nuova condizione.
Alla fine del secolo XV, con il rafforzamento del governo centralizzato della Chiesa, la “Terra di San Ginesio” riconquistò la fiera autonomia municipale, fondata sulla indiscussa supremazia culturale nel campo delle arti e delle professioni liberali.
Tale tradizione, al contrario delle attività produttive, tenacemente tramandata, fu consolidata nel Settecento con l'istituzione di una Cattedra di Filosofia e Teologia presso il Convento degli Agostiniani, con l'apertura di un regolare corso di studi superiori per laici presso l'ordine dei Caracciolini e con la fondazione dell'Accademia degli Stellati.
Questa distinzione nella formazione delle classi dirigenti fece sì che nel periodo napoleonico San Ginesio diventasse sede di Vice-Prefettura con giurisdizione su trenta Comuni.
Altrettanto vivace e attiva fu la sua partecipazione alle vicende risorgimentali, alle guerre di indipendenza, al plebiscito e all'annessione al Regno d'Italia.
Alto è stato il tributo che San Ginesio ha pagato nelle due guerre mondiali.
Del generoso sentimento patrio sono testimonianza le due lapidi di pregevole fattura erette ai caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale e visibili alla base del campanile comunale attiguo alla Collegiata.
Alla prima guerra mondiale è legata la realizzazione del Parco della Rimembranza, che si trova a ridosso delle mura castellane di Porta Picena. Progettato dal pittore ginesino Guglielmo Ciarlantini, il Parco appare oggi, scrive Febo Allevi, “per la bellezza dei pini che si allineano su quattro filari come tante colonne di una vasta cattedrale a tre navate…il grande tempio ginesino per i caduti di tutte le guerre”.
Al giorno d'oggi la vita attiva tende a spostarsi a valle e San Ginesio non è sfuggita al destino di spopolamento toccato ai centri montani dell'entroterra, ma le attività imprenditoriali del suo territorio a fondovalle sono in dinamica affermazione. E a San Ginesio resta intatta la suggestione delle sue pietre, immutata la profondità dell'orizzonte, emozionante la poesia degli scorci.
Numerose Istituzioni ginesine testimoniano la grande vivacità intellettuale del passato e la ricchezza del bene culturale presente. Tra di loro le Istituzioni scolastiche, le Associazioni culturali, le Confraternite e le sorprendenti dotazioni della Pinacoteca, Biblioteca e Archivio Storico Comunali.
Pepe Ragoni |
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