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Le prime notizie sull'oppidum Esculanum trasformato in Castello di Sanginesio risalgono alla fine del X secolo. Due istrumenti degli anni 995 e 996 riportano per la prima volta il nome del castello:«ad Sanctum Genesium super flumen Flussoris in colle Esculano» e «In castro S. Genesi».
La vita del Castello di San Ginesio inizia quasi per caso e l'abitato si distende disordinatamente nella parte più alta del colle. La ricostruzione è collocabile intorno al 1050, come risulta da un atto di Attone, Vescovo di Camerino, stilato tra gli anni 50 e 60 di quel secolo.
A quell'epoca San Ginesio ha già almeno due chiese, quella di San Michele, la più antica, e quella di San Pietro, entrambe collocate nel «Caput Castri», il quartiere dove risiede la nobiltà. Nella chiesa di S. Pietro, che nel 1281 diventerà San Francesco, hanno luogo gli eventi emergenti della Comunità.
La difesa, l'acquisizione di territorio, l'incremento delle arti e del commercio e la configurazione dell'ordine sociale sono le prime preoccupazioni di questo castello emergente ed operoso.
Accanto a queste esigenze si avverte l'improrogabile necessità di una sede di culto che rappresenti tutta la comunità cristiana che sta dando vita a questa nuova avventura municipale. E la Pieve Collegiata è l'espressione corale di questa fierezza. Il Severini colloca l'evento intorno al 1050: « Ecclesiam majorem erigere procurarunt,… eamque Collegiatam fore censuerunt». Il grande impianto monumentale di base della Collegiata parla chiaramente delle ambizioni di questo comune in formazione. Questo monumento diventerà una sorta di "status symbol" della comunità e sulle sue strutture si sedimenteranno via via le ambizioni estetiche dei periodi più vitali della sua storia.
La prima esigenza urbanistica nei confronti di un abitato cresciuto spontaneamente e senza ordine si manifesta nel 1250, riferisce sempre il Severini, quando il Magistrato di San Ginesio si rivolge al Rettore della Marca, chiedendo l'invio del suo Vicario per provvedere a quanto necessitasse all'abbellimento del Castello. Nel settembre di quell'anno lo stesso Rettore ordina che si aprano strade nel territorio, che si provveda alle mura, che si orni la piazza e che vi si facciano porte che si aprano e si chiudano.
Sempre dal manoscritto del Severini si sa che tra il 1270-1276 San Ginesio fu divisa in 5 contrade e che ognuna delle contrade contribuiva a formare il governo della città, composto all'epoca da 100 Consiglieri, nell'ambito dei quali ogni due mesi venivano estratti i 5 Defensori.
L'abbellimento del luogo prosegue alacremente, senza trascurare gli edifici di uso pubblico, né le migliorie strutturali che contribuiscono alla crescita delle attività economiche, fondamentalmente le industrie tessili e la lavorazione delle pelli, o al miglioramento della qualità della vita del Comune.
In questa ottica sono da inquadrare la erezione di «domus hospitales» lungo la cerchia delle mura, all'interno dell'abitato, e la continua preoccupazione per la costruzione o il risanamento delle mura castellane che occupa la comunità fino alle soglie del secolo XVI. I pozzi, le fonti, i mulini, cioè le infrastrutture, sono eseguite e provvedute con attenzione. Alla fine del XV secolo viene lastricata la strada che da S. Agostino porta alla piazza principale dove, nel 1421, era stato innalzato, splendido nel suo rutilante e singolare gotico fiorito, il frontespizio della Collegiata. La stessa piazza maggiore viene fatta “di mattone” e si proibisce in essa il transito dei cavalli. Sempre in quel torno di tempo il Palazzo Defensorale viene abbellito con logge e la chiesa di S. Francesco mattonata e dotata di un grande pozzo all'esterno.
A questa grande operosità civile corrisponde una vivacità culturale di assoluto rispetto, che lascia una grande impronta nella tradizione teatrale, nella tradizione pittorica, musicale e letteraria.
Dai documenti d'archivio portati alla luce da Anna Maria Corbo nei suoi pregevoli studi sulla tradizione musicale, i suonatori, gli strumenti musicali, la filarmonica e gli spettacoli a San Ginesio dal Trecento all'Ottocento, emerge la grande sensibilità di San Ginesio durante i secoli nei confronti della musica e dello spettacolo in genere. Occasione di tali "performances" era la festa del Patrono, il 25 agosto, sempre celebrata con ricchezza e sfarzo, come del resto prevedeva lo Statuto cittadino. In questa occasione i conti del Camerlengo della Comunità registravano, oltre alle spese per i giullari, i pagamenti dei premi per i vincitori del palio, delle gare dell'anello, della spada e della pacca.
Tali documenti consentono di avviare un discorso sull'esistenza di una attività teatrale popolare a San Ginesio sullo scorcio del secolo XIV e di individuare sul nascere la presenza dello «spettacolo musicale, che farà di San Ginesio, per più di un secolo, uno straordinario centro di aggregazione di musici, dilettanti o di professione» provenienti da svariate parti e radunati per celebrare «il patrono della città, S. Ginesio, protettore dei mimi e degli attori e iconograficamente sempre raffigurato in veste di giullare in atto di suonare la viola o il ribechino, come si può vedere nei dipinti di Lorenzo Salimbeni e di Pietro Alamanno nella Collegiata ginesina».
Il Severini parla di un teatro di legno costruito nella piazza a ridosso del Palazzo Defensorale già nella metà del Cinquecento:
«Essendo nel 1547 una pace universale nel Mondo sotto il governo del s.mo Paolo III, et essendosi i Populi da per tutto clari ad ogni sorte di giochi, e di passa-tempi; all'hora la gioventù genesina attendendo anche ella alle danze, e spesse rappresentazioni di Commedie alzò in publica Piazza un Anfiteatro di legno maraviglioso artifitio composto con cinquanta travi, si può dir in aria con ugual distanza separati; perche non eran ficcati in terra, né men sostentati da base alcuna, ma sol chiodati nelle tavole. Il solaro per soddisfatione de' spettatori era doppio, et il luogo capiva più di mille persone. Edificio in vero mirabile à vedersi et à forestieri quasi incredibile, che molti da tutta la Marca concorreva a vederlo, come si suole à sentir le tragedie. Nel di sopra era coperto di panni di lana stesi à foggia di padiglione per ripararsi il sole».
Al passaggio di Scuole di pittori che decorano i vari luoghi santi di San Ginesio si deve la formazione di preziose sapienze artigianali locali che a volte prendono forma di artisti veri e propri, come nel caso dei pittori ginesini Stefano Folchetti, Mercurio Rusiolo e Domenico Malpiedi.
Forse dalla presenza in San Ginesio di tanti Ordini religiosi con i loro canti liturgici e forse dalla tradizione musicale popolare dedicata per secoli al Santo patrono nasce la figura del musico e editore di musiche, Giulio Bonagiunta da San Ginesio.
Forse dalla tradizione colta che aveva autorizzato la formazione in loco di magistrati e funzionari inferiori fin dal secolo XIII, si alimentano le generazioni di grandi intellettuali, medici, giuristi e alti funzionari dello Stato, che troveranno la massima espressione nella figura del giurista Alberico Gentili, padre fondatore della scienza del diritto internazionale moderno.
Questo è l'humus culturale di San Ginesio alla fine del secolo XVI. E tanto fulgore si rappresenta e si materializza in una processione organizzata sfarzosamente a Roma in occasione del Giubileo del 1600. E' il Trionfo della Chiesa, al quale partecipano tutte le Confraternite vestite del sacco, un numero incredibile di figuranti ginesini sontuosamente abbigliati e macchinari scenici che suscitano l'ammirazione e l'entusiasmo di quanti seguono il corteo. Sono i sudditi obbedienti del rinnovato Stato della Chiesa che vengono a presentare un grandioso atto di omaggio al Pontefice. Ripuliti dalle scorie dell'eresia protestante che aveva ripetutamente minacciato di interdetto la Comunità tra il 1569 e il 1581, che aveva lavato i crimini con il tribunale della Santa Inquisizione e condannato in contumacia coloro che erano fuggiti, questi sudditi, di nuovo in pace con il loro Papa Re, vengono a ritirare il premio di tanta fedeltà e di tanto sacrificio. Lo riceveranno da Papa Clemente VIII l'anno successivo, con l'arrivo in pompa magna a San Ginesio delle reliquie di san Ginesio, traslate dalla chiesa di S. Giovanni della Pigna in Roma, dove erano tumulate insieme a quelle del Martire Eleuterio. Le «Sante Braccia», cioè i due bracci sinistri di S. Ginesio e di S. Eleuterio, arriveranno insieme a San Ginesio in mezzo a solenni processioni e benedizioni.
Sotto la protezione fisica del Santo eponimo San Ginesio si prepara ad un lungo sonno. Il fermento e la creatività si spengono o meglio si assopiscono nell'abbraccio saldo e rassicurante dell'efficiente amministrazione dello Stato della Chiesa. Le attività tradizionali che hanno portato San Ginesio all'emersione si trasformano in un commercio quotidiano di scarso conto. La collocazione geografica che ne ha fatto il baluardo inespugnabile ai tempi dei Goti e dei Longobardi, ai tempi dei Comuni e delle Signorie, si trasforma in un fattore penalizzante. Il luogo vive i secoli XVII e XVIII in una operosa e silenziosa conservazione della tradizione intellettuale. Si fondano e si restaurano chiese e conventi. Si istituiscono scuole per religiosi e per laici. Muoiono le fiere contese guerresche che preparavano gli uomini alla guerra. Gli interessi teatrali vengono coltivati sotto forma di componimenti letterari di laici ed ecclesiastici, per lo più dedicati ai predicatori quaresimali, le "vedettes" dell'epoca, componimenti che molto probabilmente venivano letti in Collegiata o a Sant'Agostino alla presenza del clero e dei fedeli. Uno studio prezioso della produzione artistica locale tra il Cinquecento e l'Ottocento è reperibile nella pubblicazione di Febo Allevi Una processione ginesina per il giubileo del 1600 e nelle citate monografie di Anna Maria Corbo.
Per due secoli San Ginesio vive più nel ricordo del passato che nella progettazione del futuro.
La riscossa arriva con il passaggio di Napoleone, con i moti carbonari e, soprattutto, all'indomani della formazione del Regno d'Italia. Le soppressioni ecclesiastiche operate dal nuovo Stato danno un rinnovato impulso all'edilizia civile. Dopo secoli si avverte l'esigenza di scuotersi di dosso la polvere degli anni e di rioccupare quella centralità nella storia locale, soffocata per troppo tempo nella ragnatela della bonaria burocrazia papalina.
A fine secolo XIX la ristrutturazione edilizia coinvolge San Ginesio in un fervore di opere. L'antico Palazzo Defensorale viene abbattuto e si costruisce l'attuale Teatro Comunale. Si allarga la strada che viene su dal Borgo alla piazza obbligando i palazzi che si trovano lungo quell'asse ad arretrare le facciate. Nel bel mezzo della Belle Époque San Ginesio è pronta ad accogliere trionfalmente il corteo di autorità che da ogni parte convergono ad inaugurare la statua eretta nella piazza grande al figlio più illustre di tutti i tempi. E' il settembre del 1908 e corre il terzo centenario della morte del giurista Alberico Gentili, la cui grandezza è stata recentemente riscoperta e riconosciuta nel mondo intero, tramite i buoni uffici di Sir Thomas Erskine Holland, Chichele Professor of PublicInternational Law and Diplomacy presso l'Università di Oxford, quella stessa famosa Università dove il Gentili aveva insegnato diritto romano per 27 anni come Regius Professor of Civil Law.
San Ginesio si è ripopolata di personaggi illustri, o comunque influenti, nei ranghi dell'Amministrazione centrale dello Stato. E' uscita di nuovo dall'apatia e le sue iniziative culturali, teatrali, artistiche riempiono le pagine dei giornali locali e nazionali. Appartengono a questo periodo, a cavallo tra fine Ottocento e prima metà del Novecento, personaggi del calibro del segretario comunale e poeta dialettale Alfonso Leopardi, il canonico Giuseppe Salvi, meritevole storico di questa comunità, autore tra l'altro delle Memorie storiche di Sanginesio (Marche) in relazione con le terre circonvicine (Camerino 1889), i funzionari statali Nazareno Dati e Giuseppe Zaccagnini, che tanto si adoperarono per l'istituzione della Scuola Normale Statale, l'avvocato Gustavo Baldoni e il giornalista e scrittore Franco Ciarlantini, sempre vigili affinché a San Ginesio fosse riconosciuto quanto le spettava per il contributo dato alla cultura dell'intera nazione italiana. Persone queste, tutte dotate di inconsueta genialità e animate da un grande sentimento di amore e di orgoglio per il luogo natale.
La vita del Novecento ginesino si intride di un nuovo, quasi antico, fremito laico. La presenza a San Ginesio di artisti che concorrono al bozzetto del monumento a Gentili, la gara di solidarietà espressa dal Comitato Internazionale per l'erezione dello stesso, la schiera di personaggi di larga fama connessi in diversi modi all'evento, contribuiscono ad esaltare le qualità sopite del luogo. Le competenze artigianali che si erano conservate ad altissimo livello, una per tutti la famosa fabbrica di canne di fucile della famiglia Mazzabufi, sollecitarono dei talenti naturali come quelli del pittore Guglielmo Ciarlantini e dello scultore Nino Patrizi, indirizzandoli verso la via maestra dell'arte.
La coscienza di appartenere ad un aristocratico passato motivò apprezzabili cultori di storia locale e tra essi giganteggiò fino a pochi anni fa' lo spirito grande di Febo Allevi, colto storico della letteratura e raffinato esponente di quella cultura che travalica naturalmente, quasi senza sforzo, la maestosa cerchia delle imponenti mura castellane che tengono prigioniera San Ginesio.
La soppressione prima e la dispersione poi delle Istituzioni religiose che avevano nobilitato ed arricchito il bene culturale di San Ginesio, tramandandolo conservato alle nuove generazioni e ai tempi nuovi, rappresentarono alla lunga una grave perdita per la trasmissione della cultura e anche per lo spessore della vita civile locale. Molte tradizioni legate sia ai riti religiosi che alle ritualità contadine andarono disperse.
Oggi San Ginesio vive un altro momento di grande vivacità. Gran parte dei suoi monumenti è stata restaurata. Associazioni di cittadini svolgono funzioni sussidiarie rispetto alle necessità di infrastrutture e servizi che nel tempo sono stati trasferiti in centri maggiori. Altre Associazioni tengono in vita i momenti più esaltanti della storia comunale.
Alla perdita di uffici pubblici e di servizi San Ginesio sopperisce con la valorizzazione di quelle caratteristiche che sono state peculiari del luogo in tutta la sua storia, vale a dire la bellezza naturale del sito e la ricchezza del bene culturale.
A San Ginesio, che nel frattempo è stata annoverata tra i Borghi più belli d'Italia e insignita di Bandiera Gialla, sono presenti Istituzioni scolastiche che conducono i giovani dal ciclo materno fino alle soglie dell'Università. E' funzionante una complessa struttura sportiva polivalente, dotata di campi di calcio, di tennis, di palla a volo, di pista atletica e di piscina. Ha a disposizione una capiente Foresteria Comunale dotata anche di uno spazio multimediale.
In queste risorse culturali e ricreative del presente, nel retaggio del passato e nel dinamismo economico del grande territorio comunale che la circonda, è radicata la proiezione di San Ginesio verso il futuro.
Pepe Ragoni
Fonti:
ASCSG, Pergamena 3 – Fasc. 20 – Anno 1295 «Ordines et capitula seu Statuta collegij Judicum, medicorum Terre Santigenesij» (forse in una trascrizione quattrocentesca)
Marinangelo Severini, Historiae Genesinae, ms (ante 1580)
Paolo Morichelli Riccomanni, Della Cupramontana Ginesina (1770-77)
Telesforo Benigni, Sanginesio Illustrata , T. I e II, Fermo 1790-95
Febo Allevi, Una processione ginesina per il giubileo del 1600 in Atti dell'XI Convegno di Studi Storici Maceratesi, 11, Vita e cultura del Seicento nella Marca, Matelica, 18-19 ottobre 1975, pp. 71-132, Macerata 1977
Anna Maria Corbo, San Ginesio e la tradizione musicale maceratese tra la fine del ‘300 e l'inizio del ‘500: giullari, suonatori e strumenti musicali, San Ginesio 1992
Anna Maria Corbo, Suonatori, cantarini e strumenti musicali nel ‘500 in San Ginesio e nel maceratese, San Ginesio 1993
Anna Maria Corbo, Spettacoli in San Ginesio dal secolo XIV al ‘900, San Ginesio1995
Anna Maria Corbo, Bande musicali nel Risorgimento. La Filarmonica di San Ginesio nel maceratese, San Ginesio 1996
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